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Recensione The Revenant

Film: The Revenant (2015)

Voto: 7.5/10

Regia: Alejandro Gonzàles Inàrritu.

Cast: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Paul Anderson, Will Poukter.

Lingua: Inglese

" Finchè avrai ancora un respiro, combatti. Tu respiri. Continua a respirare."

The Revenant è un film rimasto famoso per aver finalmente fatto prendere a Leo il tanto atteso Oscar, ma vi assicuro che questo film non è solo la performance di uno spettacolare DiCaprio, ma  molto di più.

Diretto da Alejandro Gonzàles Inarritu, grande regista della scuola messicana, The Revenant è un film tratto da una storia vera, quella del cacciatore di pellicce Hugh Glass che, durante una spedizione commerciale nel Missouri, viene abbandonato in  fin di vita dai suoi compagni. Nonostante sia ormai dato per morto,  Glass riuscirà a lottare contro le impetuose forze che gli si oppongono e a sopravvivere.

Se devo dare un’opinione personale, questo non è il mio film preferito di Inàrritu, ho preferito di gran lunga Birdman dal punto di vista della regia. No, per me in questo film brilla decisamente Emmanuel Lubezki, detto “Chivo”, ossia il direttore della fotografia: Chivo ha uno stile particolarmente realista, naturale, che cerca di far immergere lo spettatore il più possibile nel film. Questo lo notiamo non solo nelle scene violente, dove gli schizzi di sangue o le gocce d’acqua talvolta coprono la telecamera, ma anche nelle bellissime inquadrature dove la vera protagonista è la natura: il sole, la neve, gli alberi, questi sono stati i soggetti prediletti da Chivo in questo film, che li ha rappresentati con una maestosità e una solennità impressionante.

Ovviamente bisogna almeno accennare alla performance di DiCaprio, ma devo essere onesta? Io l’ho preferito in altri film. Leo ha dato davvero tutto se stesso, lottando contro un orso, mangiando un vero fegato di bisonte e sottoponendosi a terribili temperature, ma, sebbene io abbia visto davvero l’impegno dal punto di vista fisico, non ne ho visto altrettanto quando si andava a trattare l’interiorità di Glass. Per me ha brillato molto di più Tom Hardy nel ruolo di Fitzgerald: quando lui e Leo si trovavano insieme, ne risultava una chimica irresistibile, che non permetteva di distogliere gli occhi dallo schermo.

Ora ci addentriamo nei temi affrontati dal film, e da come sono condotti dall’inizio alla fine del film, ma prima c’è bisogno di un doveroso Spoiler Alert.

Ovviamente in questo film Inàrritu fa un accenno “politico”, come in tutti quelli della scuola messicana, ossia il furto del suolo americano da parte dei “nuovi arrivati”. Questo tema è abbastanza evidente, non viene sviluppato attraverso motif particolari o scelte stilistiche, bensì è declamato ad alta voce nelle battute che spettano ai personaggi.

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SPOILER

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I temi trattati con un pizzico in più di subdolità sono invece due: Dio, o comunque la spiritualità, e la vendetta. Come andremo a vedere, questi due temi si incrociano drasticamente nel finale.

Il tema di Dio (O della spiritualità) è trattato più volte: i personaggi di Glass e Fitzgerald ci sono infatti presentati come opposti anche da questo punto di vista, poiché mentre Glass crede in qualcosa, che sia la natura o Dio, Fitzgerald dichiara senza problemi la sua assenza di fede in un qualsiasi principio, ed è proprio questo che lo condannerà alla fine. 

Il tema della vendetta è facilmente individuabile da subito, sia nei flashback di Glass, sia negli eventi successivi alla morte del figlio. Ci sembra infatti che la vendetta sia l’unico motivo che spinge Glass alla sopravvivenza. Ma dobbiamo ricordare un momento importante, il momento in cui questo cambia: quando l’indiano lo soccorre dandogli da mangiare il fegato di bisonte, gli racconta che anche la sua famiglia è stata sterminata, e che vorrebbe inseguire i colpevoli per ucciderli, ma non deve, poiché “La vendetta è nelle mani del Creatore.” Proprio in questo momento, vediamo un cambiamento spirituale avvenire in Glass.

Alla fine, quando Glass e Fitzgerald si troveranno faccia a faccia, in una battaglia epica e cruenta come quella di Caino ed Abele, Glass ricorda le parole dell’indiano, e lascia andare Fitzgerald alla corrente: sarà Dio, quindi, ad occuparsi di lui, facendolo giungere nelle mani degli indiani, e facendo capire così allo spettatore la differenza tra il bene e il male, tra l’uomo che segue il giusto sentiero e quello che agisce solo per  conto di se stesso.


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